Dubstep d’arena


Chi lo dice che il dubstep non possa contenere batterie, chitarre, trombe e fiati d’ogni sorta? Sicuri che non sia arrivato il momento per traslocarlo dai club agli stadi, a mo’ di live concert? Ascoltate “Hyper Nomads” dei Jazzsteppa e poi ne riparliamo.
Mi fermo qui perchè, in piena etica Blog It Yourself  (qui la fan page su Facebook), rimando all’esauriente recensione di Carlo Affatigato  su SentireAscoltare, ricca di diversi brani in streaming.

Italian dubsteppers

Anche qui da noi abbiamo delle belle bellissime realtà elettroniche decisamente al passo con i tempi. Aquadrop (“chiaramente” più conosciuto all’estero) ne è un chiaro esempio. Vi son piaciute le novità portate in campo dai Mount Kimbie? E il tocco soul nel davvero spinto SBTRKT? Beh allora, prima che sia troppo tardi, fate passare dalle cuffie anche il nuovo Ep di Aquadrop, ”Soul“. Non voglio esagerare: un meritevole post-dubstep che nulla ha da invidiare ai colleghi inglesi.

Zomby – “Dedication”

 Oltre al rinomato Burial, esiste più di qualcun’altro “timidone” che ama nascondersi dietro le sue produzioni notturne, nebulose e sotterranee. Ad esempio, un certo Zomby. Il fatto è che le coordinate di questo tale sono decisamente differenti da quelle di un Burial qualsiasi, almeno fino a qualche tempo fa. Ripeto, almeno fino a qualche tempo fa; perchè se il precedente “Where Were You In ’92?” attingeva, con fare piuttosto tunz-chic, dalla scena rave degli anni ’90, beh, l’ultimo “Dedication“, uscito per 4AD (!?), verte proprio dalle parti di Burial, almeno nel mood che si viene a creare. Un mix affascinante di dubstep, postumi di chiptune, paesaggi dark-ambient, acid-house; il tutto coperto da un manto di oscurità e malinconia sempre meditabondo e crepuscolare (“Basquiat” piacerebbe tanto addirittura a Matt Elliott), anche quando, in”Things Fall Apart“,  fa coppia con Panda Bear.
E poi, credetemi, ascoltare l’intero album in cuffia è un’esperienza oserei dire scioccante, perchè i caratteristici suoni penetranti (vedasi l’iniziale ”Witch Hunt“) ti entrano dentro e quasi stordiscono; e non ci pensate se l’ascolto, sulle prime, risulterà un po’ pesante.
In ogni caso, l’album piace e convince, e chissà che non diventi il fulcro del nuovo muoversi della scena Uk Step, anche perchè un pezzo come “Natalia’s Song“, ha un che di importante. Beh, capaci e di buon’orecchio intelligente lì alla 4AD.